Il 10 settembre riaprono Veneto, Valle d'Aosta e la Provincia di Trento; il 14 tocca a Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte e Umbria. In quasi tutti quegli istituti le lezioni cominceranno con un orario provvisorio, e in molti ci resteranno per settimane.
Il provvisorio non e' un difetto di chi compila l'orario. E' la conseguenza di tre cose che a settembre non sono ancora ferme: l'organico di fatto si assesta mentre le lezioni sono gia' partite, gli spezzoni fino a sei ore vengono assegnati dal dirigente dal 1° settembre in poi, e i vincoli personali dei docenti — legge 104, part-time, spezzoni su piu' scuole, incarichi — arrivano alla segreteria alla spicciolata, non tutti insieme. Finche' quei tre fronti si muovono, l'orario si rifa'.
Quello che quasi nessuno misura e' il costo del provvisorio quando dura. E c'e' un pezzo di quel costo che non dipende da nessuna delle tre cose qui sopra, e che si puo' togliere subito.
La coda vuota della giornata. In un istituto di prova da 352 docenti e 176 classi, 351 giornate-classe su 941 — il 37% — finiscono prima dell'ultima ora dello schema. Vuol dire che per piu' di un terzo delle giornate la griglia dichiara piu' ore di quelle che la classe fa davvero: c'e' una casella, esiste nello schema, e nessuno la riempie mai.
Va detta anche la seconda meta', perche' e' quella che cambia il rimedio: nessuna di quelle 351 giornate era una giornata corta deliberata. Erano tutte code vuote — caselle che esistono perche' nessuna classe aveva dichiarato quante ore fa al giorno. Il rimedio quindi non sta nel software: sta in una dichiarazione che la scuola non ha mai avuto motivo di scrivere.
Perche' conta piu' di quanto sembri. Molte regole d'orario — le vostre, quelle che il collegio delibera — sono scritte in funzione dell'ultima ora: la materia pesante non all'ultima ora, la religione collocata agli estremi per chi non se ne avvale e vuole uscire prima, il tetto di ore consecutive. Se per una classe l'ultima ora non esiste davvero ma nello schema c'e', quelle regole si applicano a un'ora fantasma: non scattano mai dove servirebbero, e scattano dove non serve. La delibera c'e', ma non tocca l'orario.
Le quattro cose da mettere a posto prima di rifare il provvisorio.
1. Dichiarare, per ogni classe, quante ore fa in ciascun giorno. Non "quante ore fa a settimana": la lunghezza del singolo giorno. E' il dato che manca piu' spesso, ed e' quello che chiude le code vuote.
2. Portare i criteri d'orario in collegio e metterli per iscritto: giorno libero, tetto di ore al giorno, ore buca tollerate, servizio distribuito su almeno N giorni, materie fuori dalla prima e dall'ultima ora, rientri pomeridiani. Sei voci, una riga l'una. Un criterio che nessuno ha scritto e' un criterio che nessun software puo' rispettare — e che nessuno puo' contestare al fornitore.
3. Raccogliere i vincoli personali con una scadenza dichiarata, non "appena possibile". Il collo di bottiglia di una generazione d'orario quasi mai e' il calcolo: e' il momento in cui i vincoli si raccolgono.
4. Decidere in anticipo cosa succede quando due criteri si contraddicono, e chi decide quale cede. E' la domanda che al momento buono blocca tutto, e si risponde meglio a settembre che a novembre.
Una domanda da fare al fornitore, qualunque esso sia. Quando non riesce a rispettare un vincolo, ve lo dice con nome, ora e motivo, oppure vi consegna una griglia e basta? La differenza fra le due risposte e' tutto il tempo che passerete a cercare a mano perche' quella classe ha un buco il giovedi'.
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Fonte: SinergiaScuola
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